PROGRAMMAZIONE DAL 12 AL 18 MARZO

🎬POLITEAMA – FANO 🎬
⭐dal 12 al 18 marzo ⭐

🎞️IN SALA:

🎦HAMNET Candidato a 8 premi oscar
🎦IL BENE COMUNE
🎦L’ISOLA DEI RICORDI
🎦NOUVELLE VAGUE

✨EVENTI SPECIALI:
🎦BARRY LYNDON Omaggio a Stanley Kubrick

🎦NON APRITE QUELLA SPORTA insieme al cortometraggio LA SCOPERTA DEL SECOLO

🌐Tutte le recensoni sul nostro sito: politeamafano.it
🎟️ Acquisto biglietti: https://shorturl.at/hjxL4

IL BENE COMUNE di Rocco Pappaleo

Venerdì 13 marzo 21.00
Sabato 14 marzo18.00      21.00             
Domenica 15 Marzo 16.30      18.45           
Lunedì 16 marzo
Martedì 17 marzo 19.00
Mercoledì 18 marzo 19.00

Il Bene Comune, film diretto da Rocco Papaleo, racconta un’escursione fuori dall’ordinario, destinata a cambiare per sempre i partecipanti.
Biagio (Rocco Papaleo) è una guida che accetta l’insolito incarico di accompagnare quattro detenute in una gita-premio nel Parco Nazionale del Pollino. Sono Samanta (Claudia Pandolfi), bella e spregiudicata, Gudrun (Teresa Saponangelo), Italo-norvegese, Fiammetta (Livia Ferri), ex promessa della musica indipendente e Anny (Rosanna Sparapano), una brillante hacker. Con loro c’è anche Raffaella (Vanessa Scalera) un’attrice in crisi, in cerca di una nuova occasione.
Quella che dovrebbe essere una semplice uscita nella natura si trasforma ben presto in un viaggio molto più profondo. Meta simbolica del cammino è il maestoso Pino Loricato, albero secolare che domina il massiccio del Pollino e incarna la resilienza. Ma il vero percorso è interiore, tra salite faticose e paesaggi aspri e magnifici, emergono frammenti di vite segnate da errori, ferite e desideri inascoltati. La natura diventa spazio di confronto e possibilità. Parlare, raccontarsi, perfino cantare insieme, permette alle protagoniste di sciogliere tensioni e riscoprire un senso di appartenenza.
In quell’ambiente duro e solidale, le differenze si intrecciano e qualcosa comincia a cambiare. Il semplice atto di raccontarsi può essere il primo passo verso una trasformazione più grande, personale ma anche condivisa. Finché un evento improvviso rimette tutto in discussione, ricordando che ogni conquista è fragile…

NOUVELLE VOGUE

Sabato 14 marzo18.30
Domenica 15 Marzo 18.45         

1959. La nouvelle vague impazza a Parigi e i primi film girati dai suoi esponenti François Truffaut e Claude Chabrol raccolgono un plauso unanime. Manca solo a Jean-Luc Godard di passare dietro la macchina da presa, ma si convince a farlo e trova l’aiuto del produttore Beauregarde. Ne nascerà Fino all’ultimo respiro, film-simbolo della nouvelle vague, destinato a cambiare per sempre la storia del cinema

Chi pensa che Richard Linklater sia solo un regista texano con un penchant per il romanticismo avrà modo di ricredersi con questo appassionato omaggio a un momento-chiave della storia del cinema.

La cinefilia di Linklater, onnivora e maniacale, è d’altronde stata la spinta primigenia del suo debutto da regista indipendente, e il nostro se ne ricorda nel ritratto di un altro esordio, quello prototipale e indimenticabile di Godard con Fino all’ultimo respiro, delizia di ogni film buff degno di questo nome. Girando per la prima volta in francese e con un cast quasi interamente transalpino, Linklater si dimostra a suo agio nel vestire i panni del narratore asettico, interessato innanzitutto a intrattenere, con garbo e humour, senza mai pontificare.

La ricostruzione dell’atmosfera di quegli anni è meticolosa e irripetibile, rispettosa della materia trattata ma umile nell’approccio, senza voler inseguire discorsi concettuali o sperimentalismi, come sarebbe potuto avvenire nelle mani di uno dei molti emuli di Godard, che del maestro hanno ereditato solo l’egocentrismo. Linklater passa in rassegna i volti noti e meno noti di quel mondo – Claude ChabrolFrançois TruffautJacques RivetteRobert BressonAgnès Varda, fino a RosselliniBresson e Melville – affidandone il ruolo ad attori poco conosciuti e talentuosi, che insistono sulla mimesi interpretativa senza mai eccedere.

HAMNET

Giovedì 12 marzo  
Venerdì 13 marzo 21.00   
Sabato 14 marzo18.00      21.00           
Domenica 15 Marzo 16.30      18.45      21.00   
Lunedì 16 marzo19.00 VERSIONE ORIGINALE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO
Martedì 17 marzo 
Mercoledì 18 marzo 19.00

Come si fa a dire qualcosa di nuovo, cinematograficamente parlando, su William Shakespeare e il suo Amleto? Chloé Zhao parte da un best seller dell’autrice irlandese Maggie O’Farrell che assume il punto di vista della moglie del Bardo, Jessie Buckley, per raccontare uno degli episodi più tragici della loro vita, ovvero la morte del figlio Hamnet, a soli 11 anni. Quell’episodio da un lato è stato un trauma profondissimo per la coppia, ma è stato anche la fonte di ispirazione del capolavoro di Shakespeare, in inglese Hamlet, che porta quasi il nome del suo bambino perduto (anzi, proprio lo stesso nome, come avvisa una citazione nel film diretto da Zhao e sceneggiato insieme alla O’Farrell), e che è imperniato sul tema del lutto e della perdita di identità che ne può derivare. “Hamlet” è stato scritto infatti proprio nel periodo seguito alla morte del bambino, ed è stato portato in scena al Globe Theatre di Londra quattro anni dopo, cementando la reputazione di Shakespeare come drammaturgo.

Ambientato nella seconda metà del ‘500, il film di Chloé Zhao segue al suo Oscar per Nomadland e al suo salto triplo nel mondo Marvel con Eternals.

Hamnet dà ampio spazio alla figura della moglie di Shakespeare, ribattezzata Agnes, quasi primordiale nella sua capacità di provare ogni emozione fino in fondo e quasi sciamanica in quella di prevedere il futuro, “figlia di una strega del bosco”. Agnes vive la maternità in maniera assoluta e viscerale, mentre William è una figura poetica e gentile, un uomo timido ma appassionato figlio di un padre violento che lo umilia definendo inutile il suo talento, più giovane della moglie e meno in sintonia con tutto ciò che di naturale lo circonda.

Agnes invece è una creatura boschiva, nel senso che è assai presente e potente il suo legame con la natura, che del resto all’epoca entrava prepotentemente nella vita di tutti, con i suoi doni come con i suoi eccessi. Intorno a loro si aggira il pericolo della peste, malanno perpetuato dall’uomo, e ogni pianta è una possibile medicina: ma non abbastanza potente da fronteggiare il male oscuro, in senso reale e metaforico.

Jessie Buckley si getta a capofitto nell’interpretazione impavida di questa donna selvatica e fieramente determinata, il cui “animale da compagnia” è un falco. La sua caratterizzazione è violenta e ancestrale, cruda e straziante, alternativamente sanguigna ed eterea.